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mercoledì 27 febbraio 2008

Le voci dell'acqua


Mantengo le buone tradizioni, come potete vedere...praticamente negli ultimi venti post questa foto è apparsa 300 volte!
Comunque per chi fosse interessato, o così sfortunato da capitare sul mio blog, ecco pubblicato il discorso che dovrei fare domani all'orale di Pedagogia della Musica. E speriamo che l'esame vada bene e che il prof sia in luna buona e non mi interrompa!!



INTRODUZIONE
Ci tengo a dirle che “Il paesaggio sonoro” mi ha veramente aperto gli occhi, anzi le orecchie: non riesco più a condividere con il mio paesaggio acustico il senso di fiducia che avevo prima. per vivendo un paese di 4500 abitanti, mi trovo a ripudiare le sonorità che mi circondano.
Certamente lo scopo dell’analisi schaferiana è questo: farci capire quanto sia lo-fi il mondo in cui oggi viviamo. Il libro dapprima compie l’analisi approfondita del paesaggio sonoro, confrontando il passato hi-fi col presente sempre più lo-fi della post-industrializzazione. In seconda istanza si occupa di analizzare la percezione uditiva per poi fare delle considerazioni sulla figura del “designer acustico”, un nuovo studioso ambientale il cui vero compito sarà occuparsi della restaurazione di un paesaggio sonoro ormai degradato.
Schafer ha colto il mio maggior interesse toccando l’argomento dei suoni naturali, e mi piacerebbe parlare dello specifico della sua analisi, da me integrata, delle voci dell’acqua.

MARE: SUONO DELLE ORIGINI
Schafer emoziona il mio vissuto scolastico fortemente umanistico parlando in primo luogo dei miti greci della creazione dell’uomo, secondo i quali l’essere umano sia sorto dalle acque. L’idea può essere ricollegata al legame ancestrale col dolce suono del liquido amniotico, il primo a cullare il feto nell’utero genitore. Sono dei suoni che ci riportano allo sciabordio del mare, un archetipo sonoro innato dentro di noi. Il mare è dunque il paesaggio sonoro delle origini; l’uomo non può fuggire al suo richiamo, ognuno di noi ama il suono del mare. È un suono che fonde in un’unità primordiale molti suoni differenti. L’amore per il mare ha radice profonde, radicate anche nella nostra cultura letteraria. Pensiamo all’Odissea, alle numerose poesie dei poeti marini come Ezra Pound. Amiamo l’acqua in ogni sua veste: come mare, come fiume, come cascata, ruscello, e come pioggia.
La pioggia in particolare crea degli effetti sonori incredibili, dato che non esistono 2 gocce d’acqua che abbiano il medesimo suono.

SIMBOLISMO DELL’ACQUA
Cosa ci attira così fortemente nel mare? Da dove scaturisce questo forte legame con i suoni dell’acqua? Schafer ce lo spiega bene nel capitolo del Simbolismo. Ogni suono ha un forte significato simbolico, che va a sollecitare delle reazioni emotive diverse in ogni persona.
L’acqua è insieme generatrice e distruttrice. È l’elemento da cui nasce la vita, ma anche quello che può donare la morte. È simbolo di eternità per ilciclo delle maree, per il flusso continuo delle onde. Ma è anche simbolo di cambiamento! Eraclito diceva “panta rhei” per indicare che tutto scorre, tutto diviene. E fondava la sua teoria convincendoci che nessuno può bagnarsi due volte nella stessa acqua. Ma il mare è anche simbolo di reincarnazione: con la sua legge della conservazione dell’energia, l’acqua non muore mai. Si conserva in un ciclo senza fine che riconduce sempre al mare.
Ma l’altro grande significato del mare è quello del mare violento: forza distruttrice e punitiva. La collera dell’acqua ha effetti devastanti sull’uomo, e forse non a caso la più grande punizione divina è rappresentata in molte culture dal diluvio. Nel cristianesimo, nell’epopea di Ghilgames, in quella di Ut-napishtim, nella storia di Deucalione e Pirra puniti da Zeus…
Il mare è anche luogo di scelta e di avvenimenti decisivi: Ulisse raccolse le proprie glorie e la sua grande sconfitta in mare, come ci narra Dante nell’Inferno.
Non è un caso che i Greci conoscessero questa dualità del mare: essi si esprimevano col termine PONTO per indicare il mare conosciuto e navigabile, e con OCEANO per quello misterioso e tempestoso.

ACQUA E MUSICA
Dunque molte sono le simbologie e i significati attribuiti all’acqua nella cultura, nella religione e nelle rappresentazioni artistiche di ogni popolo. Ma che relazione ha l’acqua con la musica? Nel linguaggio comune il FLUIRE appartiene ad entrambe, poiché simboli e manifestazioni del procedere del tempo. E l’acqua, nelle sue forme, è espressione della creazione infinita: nel suo incessante mutare, rimane sempre se stessa.
L’acqua produce un immenso numero di suoni: l’infrangersi delle onde, il ticchettio della pioggia, il gorgoglio del ruscello…

Molti musicisti si sono ispirati al suono dell’acqua per le loro composizioni, sia per gli stimoli uditivi, sia per le risonanze emotive che essi provocavano nel loro sentire musicale. Pensiamo al valzer del Bel Danubio Blu di Strauss, alla Moldava di Smetana, alle Musiche sull’acqua di Handel. Claude Debussy, con il suo LA MER, traduce in musica il fascino del mare.

Ma anche nella musica moderna contemporanea molti autori si sono fatti ispirare dalla musicalità dell’acqua.
- Primo fra tutti penso a Fabrizio de Andre’, ultimo grande poeta della musica italiana. Moltissimi sono i riferimenti all’acqua nelle sue canzoni: in UN CHIMICO dice: “Ma guardate l'idrogeno tacere nel mare, guardate l'ossigeno al suo fianco dormire”, dimostrandoci come gli elementi vadano ad unirsi nell’acqua in un silenzioso gioco scientifico, eppure riescono poi a creare un fenomeno naturale incredibile. Oppure in FIUME SAND CREEK il fiume diventa partecipe involontario del triste massacro degli indiani cheyenne ad opera del generale Custer. I generale i tutta la discografia di de Andre’ sono spesso presenti i temi del mare e dei marinai, come succede nell’album CREUZA DE MA.
- Ma anche altri autori meno risonanti hanno parlato del mare, spesso anche sottolineandone la forza brutale. I Coldplay, nella canzone “Clocks” fanno risaltare come il mare sia elemento pericoloso e allo stesso tempo simbolo del trascorrere del tempo. Il protagonista della canzone infatti si ritrova a “lottare contro le onde” che lo costringono in ginocchio; le stesse onde che gli ricordano le opportunità che ha perso nella sua vita.
- La classica IL MARE D’INVERNO di Loredana Berté potrebbe essere considerata banale in una lettura, ma il testo sottolinea come il mare d’inverno sia una cosa evitata dall’uomo moderno, che ama invece il calore estivo delle radio sulla spiaggia e dell’abbronzatura. Il mare d’inverno ci può invece riavvicinare al vero significato del mare, con le nuvole in cielo e le parabole dei gabbiani.
- Un altro artista italiano come Lucio Dalla scrive COME E’ PROFONDO IL MARE e racconta una serie di eventi ricollegandosi sempre alla profondità di questo elemento. Nella sua canzone le seguenti citazioni: “il pensiero come l’oceano non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare”. Sono allusioni alla forza del mare, alla sua violenza. Dunque mi viene da pensare al proverbio “Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”: come sempre la saggezza popolare esplicava con semplici parole situazioni veritiere, dato che il mare è il vero ostacolo dell’uomo, viene paragonato alla barriera che si trova fra il dire e il fare.
- Anche i Beach Boys nella canzone LONELY SEA fanno notare come il mare sia incontrollabile: “il mare solitario non si ferma mai per me o per te, continua a muoversi giorno dopo giorno”. Non è schiavo dell’uomo, ma è ad egli superiore per la sua eternità.
- L’altro grande poeta italiano, Franco Battiato, scrive in Summer On A Solitary Beach “Mare mare mare voglio annegare, portami lontano a naufragare, via via via da queste sponde, portami lontano sulle onde”. È il desiderio inconscio di ogni uomo di farsi travolgere dai suoni del mare, di allontanarsi dalla terra ormai caotica.
- Canzone meravigliosa e dalle sonorità dolcissime è NIGHTSWIMMING dei REM: parla di un uomo che decide di fare un bagno notturno e da tutto ciò scaturiscono una serie di pensieri in merito all’acqua. La seconda strofa è esemplificativa del cambiamento di considerazione nei confronti del mare: “Non credo che tutte queste persone capiscano, non è come anni fa con la paura di essere afferrato, la noncuranza e l’acqua. Queste cose se ne vanno, rimpiazzate di giorno in giorno”.
- Ma anche ne LA CANZONE DELL’ACQUA di Eugenio Finardi c’è una bella descrizione delle potenzialità dell’acqua: “Vorrei essere come l’acqua che si lascia andare, che scivola su tutto, che si fa assorbire, che supera ogni ostacolo finchè non raggiunge il mare. E li si ferma a meditare per scegliere se esser ghiaccio o vapore, se fermarsi o ricominciare”. Quale descrizione migliore per un elemento che può cambiare la propria natura ed ha una forza incontrastabile?
- Anche i Beatles scrivono una canzone dedicata alla pioggia: RAIN, forse la loro più celebre b-side. E questa canzone parla della paura che l’uomo moderno ha della pioggia: si chiude in casa aspettando che torni il sole. Ormai non esiste più il legame con le piogge, che in passato erano portatrice di buone notizie perché significavano la maturazione dei raccolti. L’unico momento in cui le citiamo? In estate, quando non arrivano più a causa dei cambiamenti climatici. Ma quando piove con il sole, si crea il fenomeno più bello della natura: l’arcobaleno…E non sappiamo apprezzare più nemmeno quello.
- E come non citare la canzone LE ONDE del pianista Ludovico Einaudi, che richiama egregiamente il flusso continuo dell’infrangersi delle onde…
E’ solo un elenco scarno, potremmo creare un archivio immenso di citazioni dell’acqua in musica…

MARE: SUONI DELLE CREATURE MARINE
Il mare ci offre molti suoni anche grazie alle creature marine che vi abitano: vi sono certi pesci che digrignano o sbattono i denti, altri che producono suono espellendo gas o facendo vibrare la vescica natatoria. Nell’immaginario collettivo è il canto delle balene a rimanere il più affascinante, forse per l’implicazione dovuta alla triste sorte di questi animali, o forse per la sua straordinaria bellezza. È un canto che ci riporta a quel legame lontano ed atavico con il mare. Mi ricordo addirittura di una pubblicità di qualche anno fa in cui erano stati presi i canti delle balene in diverse tonalità in modo da comporre la canzone “Con te partirò” di Bocelli.

L’UOMO SI ALLONTANA DAL MARE
La cosa più triste è notare come l’uomo moderno si stia allontanando dal mare. Ormai questo elemento è visto solo come luogo in cui gettare i rifiuti o come spazio per la villeggiatura, dove trovare un breve sollievo dal caos cittadino. Ma quando sono al mare noto che nessuno si sofferma mai ad ascoltare il suono delle onde. Nei film vediamo sempre scene di personaggi che si muovono sulla spiaggia quando hanno bisogno di pensare e ritrovare un po’ di pace. Ma nella realtà questa connotazione non esiste. Il mare è solo un idillio sonoro, tutti gli uomini vorrebbero vivere ad esso vicino solo per avere un po’ di pace dal continuo frastuono della città. Il mare ha perso anche la sua connotazione negativa, e così anche parte del suo fascino.

Il mare è ormai una meta per le vacanze, atta ad arricchire le compagnie turistiche. E schafer ci fa notare anche come oggi queste stesse società sottolineino quali siano i posti da “vedere” e mai quelli da sentire. Eppure la prima cosa che dovremmo fare una volta arrivati in un luogo a noi nuovo, sarebbe lasciarci avvolgere da esso: odorarne aromi e profumi, ascoltarne i suoni e le voci. Non lasciarci appagare solo dalle bellezze visive.
Schafer sottolinea – con grande merito – l’importanza dell’ASCOLTO. In una società dominata dalla vista, dovremmo ritrovare quella comunione con l’udito. Come possiamo comprendere i suoni di un paesaggio senza ascoltarli?

LE FOTO E IL NON SENTIRE






Queste foto ritraggono l’acqua nei suoi molteplici stati: mare, ghiaccio, pioggia. Sono immagini stupende, ed accattivanti. Eppure cosa notiamo quando le osserviamo? Possiamo solo comprendere la bellezza di un elemento naturale che è fatto per essere ascoltato. Ci illudiamo di poterne sentire il suono dolce o violento, eppure non è così. Ci appelliamo ai nostri ricordi, alle nostre esperienze sonore, ma niente può evocare il vero suono di un paesaggio. L’unico modo è sentirlo e viverlo di persona.

Certo l’uomo moderno sa bene come immagazzinare ogni suono della natura. Nei nostri ambienti chiusi e asettici vengono ricreati i suoni dell’acqua o del vento tramite fontane e condizionatori. Ma queste trasformazioni stanno rovinando la simbologia di questi archetipi, passati dall’essere misteriosi e affascinanti ad una simbologia povera e scarna.
Così come l’uomo si illudeva che poggiando una conchiglia vicino all’orecchio si potesse sentire il mare, si illude anche di poter fare a meno del suo suono riproducendolo tramite registrazioni fittizie.

GIARDINI SONIFERI
Ultimo punto: è interessante scoprire le possibilità di sfruttamento delle risorse naturali da parte del designer acustico. Schafer cita un progetto particolare, quello dei “GIARDINI SONIFERI”, ossia parchi pubblici in cui poter riassaporare i veri suoni naturali. E in questi luoghi si potrebbero creare dei bellissimi giochi d’acqua, sfruttando la gamma immensa di suoni da essa prodotti, anche solo cadendo su superfici e materiali differenti. E così nessuna goccia avrebbe il medesimo suono!

La mia analisi è stata monopolizzata dai suoni del mare perché lo amo. E ora capisco anche il suo immenso potenziale sonoro. Ricordo un cd che mi capitò di ascoltare in cui l’autore aveva fatto accompagnare il Canone di Pachelbel da una cornice di suoni d’acqua. Un ascolto simile in cuffia ci riporterebbe alla conciliazione con noi stessi. Il mare e la musica, l’uomo e la natura.
Perché non cogliere l’idea di Schafer e organizzare degli itinerari acustici per riscoprire questi elementi naturali? Sarebbero positivi sia per le società turistiche che per l’uomo, che sarebbe finalmente capace di ritrovare un po’ l’ascolto vero.

L’unico vero approccio moderno che ci ricollega un po’ alle sonorità marine, è dato dal nuovo modo di ascoltare musica: l’ascoltatore oggi si trova al centro del suono e ne viene inondato qualunque volta accenda un impianto stereo. È un suono che ci circonda come ci inondavano le profondità marine dell’antichità. È l’ascolto di immersione, non solo di concentrazione. Un ascolto che possiamo trovare solo nel grembo oceanico. A cui dobbiamo fare ritorno.


domenica 24 febbraio 2008

I knew I loved you before I met you

Lo so che ti ho detto che avrei iniziato a scrivere il discorso per l'esame. E forse ora lo farò...

Lo so che dovrei essere a letto a dormire per cercare di alzarmi domani mattina e studiare già di buon'ora.

So anche di non essere stata il massimo della compagnia oggi, ma del resto purtroppo non stavo bene.

So che odi il mio sfogarmi tipico della domenica, quando ti urlo addosso ogni volta che guardiamo una partita di calcio insieme.

So che sei stanco di dover sempre fare avanti e indietro da casa per venire da me.

Però non posso farci niente se ho voglia di gridare al mondo quanto ti amo.
Sei la mia ancora di salvezza, Amore. Quando sei con me ogni cosa sembra affrontabile. Non ho paura di niente e sento di essere invincibile. Il mondo che c'è intorno a noi non mi fa alcun male.
Quando mi coccoli e mi fai sentire importante, in quei momenti in cui non sto bene o mi sento scoraggiata, hai la capacità di calmarmi e farmi sentire importante. Mi rendi orgogliosa di essere me stessa, e sembra incredibile che proprio con una persona come te io possa trovare la mia completezza. Ti amo amore mio, e questa è un'ode alla tua fantastica persona.


sabato 23 febbraio 2008

Profondo e Blu

Un anticipo sull'argomento che porterò all'esame di Pedagogia della Musica.

E speriamo che al professore piaccia...

martedì 19 febbraio 2008

Hi hi...


C'è proprio da introdurre il post con una risata ragazzi...
Ho passato l'esame di Malcangi con un bellissimo 21!!
A dire il vero io credo che sia un po' rinco perché dovrebbe essere un 18 a conti fatti e a risposte corrette, ma vedremo quando andrò a "ratificare".

Ora devo solo decidere se tenerlo - come avevo promesso nel caso in cui avessi preso più di 20 - o se davvero aspettare e provare a ridarlo.
Ma con che garanzie poi? Magari mi va peggio. Magari mi va anche meglio, certo...
Ma è un esame talmente fuffa che davvero inizio ad essere stufa di averci a che fare. Questo mi permetterebbe di chiudere per sempre la parentesi Mario Natalino Malcangi.

Quindi credo davvero che lo accetterò...E anche con molto gusto!! :-)

Ci sentiamo a breve per post più succulenti...

martedì 12 febbraio 2008

Preparando Malcangi

Beh...continuiamo col mio classico luckystar, dato che finora ha portato bene...
Anche se stavolta non sono molto convinta dell'esito dell'esame...Sarà un po' come la tua informatica Shipu, continuerò a darla finché non m'andrà bene una volta!!:-P

Comunque dopo quest'ennesima prova non potrò riposarmi: altri 15 giorni per preparare come si deve Pedagogia e poi un paio di settimane per cercare di preparare Psicofisiologia.
E poi?? Eh mica ho finito: un mese netto per approdare all'ultimo esame del periodo, Italiano il 18 aprile. Poi potrò finalmente stare calma fino a giugno...

Eh la vita dell'universitario è dura...Sempre in ballo a dare esami e mai un attimo di tempo per fare altro, che ne so...Andare allo stadio!! :-P

Comunque...Si fa quel che si può.


Post inutile, come sempre!!
Alla prossima...

lunedì 4 febbraio 2008

Afrodisiaco

L'odore del mare




Il profumo sulla pelle




Le cozze cucinate da mia madre





Clocks in sottofondo




Un gol da cineteca di Zlatan




Noel che canta The Masterplan dal vivo





Vedere il Giudizio Universale




Le parole "Sei l'amore della mia vita"



Prendere 30 all'esame di

Informatica applicata alla musica...


sabato 2 febbraio 2008

La vita in ogni respiro



"Il fiore perfetto è una cosa rara: se si trascorresse una vita a cercarlo, non sarebbe una vita sprecata..."
"Chi li ha mandati a ucciderti?"
"Sto scrivendo una poesia su un sogno che ho fatto:
Gli occhi della tigre sono come i miei, ma lei ha attraversato un mare profondo e agitato..."
"E' stato l'imperatore? Omura"
"Se l'imperatore vuole la mia morte...Non ha che da chiederlo..."
"E' stato Omura..."
"Ho qualche problema a finire la poesia. Sai suggerirmi un verso conclusivo?"
"Non sono uno scrittore..."
"Eppure...Hai scritto molte pagine da quando sei arrivato..."
"Cos'altro ti ha detto lei?"
"Che hai degli incubi..."
"Tutti i soldati hanno incubi..."
"Solo chi ha vergogna per quello che ha fatto."
"Tu non hai idea...di cosa ho fatto!"

"Tu hai visto molte cose"
"E' così..."
"E non temi la morte, ma anzi: qualche volta la desideri...Non è vero?"
"Sì..."
"Anche io. Capita a chi ha visto ciò che noi abbiamo visto. Allora...vengo in questo luogo insieme ai miei antenati...E mi torna un pensiero:

come questi germogli, stiamo tutti morendo.
Riconoscere la vita in ogni respiro,
in ogni tazza di tè...


...e ogni vita che togliamo...La via del guerriero..."
"La vita in ogni respiro..."
"Questo è...Bushido"
"Sì..."

"L'imperato ha concesso un passaggio sicuro fino a Tokyo. Partiamo domani"
"Bene..."
"Bene"

"Quando ti ho preso questi, tu eri...mio nemico"



I principi del Bushido:

ONESTA' E GIUSTIZIA

Sii scrupolosamente onesto nei rapporti con gli altri, credi nella giustizia che proviene non dalle altre persone ma da te stesso. Il vero Samurai non ha incertezze sulla questione dell'onestà e della giustizia. Vi è solo ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

EROICO CORAGGIO

Elevati al di sopra delle masse che hanno paura di agire, nascondersi come una tartaruga nel guscio non è vivere. Un Samurai deve possedere un eroico coraggio, ciò è assolutamente rischioso e pericoloso, ciò significa vivere in modo completo, pieno, meraviglioso. L'eroico coraggio non è cieco ma intelligente e forte.

COMPASSIONE

L'intenso addestramento rende il samurai svelto e forte. È diverso dagli altri, egli acquisisce un potere che deve essere utilizzato per il bene comune. Possiede compassione, coglie ogni opportunità di essere d'aiuto ai propri simili e se l'opportunità non si presenta egli fa di tutto per trovarne una.

GENTILE CORTESIA

I Samurai non hanno motivi per comportarsi in maniera crudele, non hanno bisogno di mostrare la propria forza. Un Samurai è gentile anche con i nemici. Senza tale dimostrazione di rispetto esteriore un uomo è poco più di un animale. Il Samurai è rispettato non solo per la sua forza in battaglia ma anche per come interagisce con gli altri uomini.

COMPLETA SINCERITA'

Quando un Samurai esprime l'intenzione di compiere un'azione, questa è praticamente già compiuta, nulla gli impedirà di portare a termine l'intenzione espressa. Egli non ha bisogno né di "dare la parola" né di promettere. Parlare e agire sono la medesima cosa.

ONORE

Vi è un solo giudice dell'onore del Samurai: lui stesso. Le decisioni che prendi e le azioni che ne conseguono sono un riflesso di ciò che sei in realtà. Non puoi nasconderti da te stesso.

DOVERE E LEALTA'

Per il Samurai compiere un'azione o esprimere qualcosa equivale a diventarne proprietario. Egli ne assume la piena responsabilità, anche per ciò che ne consegue. Il Samurai è immensamente leale verso coloro di cui si prende cura. Egli resta fieramente fedele a coloro di cui è responsabile.

martedì 29 gennaio 2008

Haus [-1]

Anzi... meno 18 h!! Sono impaurita, davvero...
Però visto che il mio piccolo rito pre-esame finora ha portato fortuna, penso che manterrò la tradizione:



Insomma speriamo che tutto vada bene. Domani sarà certamente uno dei giorni più difficili da affrontare: l'esame a cui tengo di più la mattina, il funerale della zia al pomeriggio.

Speriamo di trovare la forza per farcela...

In bocca al lupo a me stessa, dunque...

lunedì 28 gennaio 2008

God is not

Come possiamo continuare ad illuderci di un'esistenza di un Dio?
Come continuare a credere in un mondo eterno, nella luce dopo la morte, nell'amore di un Padre comune...Quando lascia accadere simili disgrazie?
Era una donna forte, intelligente e simpatica. Devota alla famiglia, al lavoro.


Non credo più. Non posso più credere, ora basta.
C'è solo un'enorme oscurità e il male costante che ci porta via le persone che amiamo. I miei nonni, ora mia zia. Tutto per una malattia incurabile, qualcosa che non dovrebbe nemmeno aver senso di esistere, se ci fosse davvero qualcuno che ci ama, lassù.

Possiamo solo vivere le nostre vite al meglio, legandoci alle persone che amiamo. Perché gli anni passano e tutto scorre. Nessuno rimarrà su questa terra, e quando ce ne andremo sarà solo buio e silenzio.

Odio l'uomo. L'uomo piccolo e debole che ha bisogno di inventarsi falsi dei per cercare di giustificare il fatto che non può sconfiggere la morte.
"L'ultimo nemico che sarà distrutto è la morte". Non lo dico io, lo dicono le Scritture.

Ma quando sarà distrutto? Quanta gente ancora dovrà soffrire in questo mondo prima che tutto finisca per sempre?

No, io non credo. Non più.

Cosa ci faccio in questa chiesa
io che non credo al tuo Gesù
con questo vuoto che mi pesa
adesso che non ci sei più

Come facevi a fare il prete
fra comunisti e farisei
com'è lontano il monte Amiata
Ernesto non lo rivedrai

Dio non c'è
non ci credo lo sai
Dio non c'è
non ci credo e tu non mi convincerai

Era un discorso lasciato a metà
quando io mi ero perso e non ero più io
la tua chiesa in salita e la comunità
era almeno qualcosa una piccola luce nel buio

E ora Dio non c'è
e ho bisogno di lui
Dio non c'è
e bestemmio come una preghiera ormai

Il mondo passa da Firenze
solo per prendere un caffè
e nell'imbecille indifferenza
muore la gente forte come te

Perchè Dio non c'è
siamo soli quaggiù
ti dico che Dio non c'è
ma la tua voce ormai non mi risponde più

L'ho cercato con tutta la mia volontà
ma la fede è soltanto un regalo di Dio
la domenica io lo sapevo eri là
eri almeno qualcosa una piccola luce nel buio

E ora Dio non c'è
no Dio non c'è

Ma cosa ci faccio in questa chiesa
piena di gente come te
che ancora vuole credere in qualcosa
mentre un silenzio disperato dentro me

grida:
Dio non c'è



(M. Masini, Dio Non c'è)

giovedì 24 gennaio 2008

Heaven's got an Angel...




Buon viaggio, Heath...

martedì 15 gennaio 2008

You complete me

Jerry
Salve. Sto cercando mia moglie. Un attimo. D'accordo, ok. Ok. Se deve succedere qui allora deve succedere qui. Non ti permetto di sbarazzarti di me. Cosa mi rispondi? Un tempo era la mia specialità, sai ero bravo nel salotto, mi mandavano a casa, e io li convincevo. E ora io proprio non lo so. Ma stasera, per il nostro progetto, per la nostra società è stata una serata molto importante. Una serata molto molto importante. Ma non era completa. Non era neanche lontanamente avvicinabile ad una qualsiasi possibile completezza, perché non potevo condividerla con te. Non sentivo la tua voce e non potevo ridere insieme a te. Mi manca mia moglie. Viviamo in un mondo cinico. Un mondo cinico. E lavoriamo in un ambiente di persone fortemente competitive. Io ti amo. Tu mi completi e io dovevo...
Dorothy: Smettila. Stai zitto. Mi avevi già convinto al ciao. Mi avevi già convinto al ciao...




Una delle scene d'amore più intense e emozionanti della storia del cinema. Mi viene la pelle d'oca solo a rivederla...

domenica 13 gennaio 2008

Amore

In questi ultimi giorni mi sono ritrovata a riflettere sul significato dell'amore.
Non sono bene quando ho iniziato a pensarci, né perché.
So solo che immediatamente ho pensato che avrei dovuto scrivere qualcosa al riguardo per non lasciar perdere i miei pensieri, come troppo spesso accade.

In Notting Hill Anna Scott regala questo quadro di Marc Chagall a William, perché insieme si sono resi conto del vero significato dell'Amore nascosto in questo quadro.
Secondo loro "L'amore non è amore senza una capra che suona il violino".

Io sono pienamente d'accordo con questa metafora. L'amore, quello vero, ci estrania dal mondo. Ci fa sentire superiori a chiunque, ci porta al settimo cielo.
Quando siamo innamorati è come se sentissimo davvero una capra suonare il violino intorno a noi. Ovviamente se siamo in presenza dell'Amore vero.

In "La signora del West" una puntata bellissima è quella di S. Valentino in cui Brian deve scrivere un tema sull'amore. Non sapendo di cosa parlare si guarda intorno, rendendosi conto che l'amore è dappertutto, bisogna solo saperlo trovare.
E così per lui un sipario di broccato rosso regalato per allestire una recita, un anello di fidanzamento a sorpresa, una collana regalata da un'amica e tanti altri piccoli gesti, diventano dimostrazioni d'affetto fra coloro che si amano.
Dunque amore è qualcosa di regalato. Una cosa elargita, donata, senza cercare nulla in rimando. Amore è donarsi agli altri senza pretendere che gli altri si donino a noi stessi. E' volere il bene degli altri e anteporlo ai nostri desideri.
Abbiamo molto da imparare in questo senso. Non sempre l'amore che proviamo per qualcuno è limpido e cristallino. A volte si tratta più di ossessione, che di affetto sincero.

Esistono poi tantissimi tipi di amore.


L'amore per una persona è certamente il più evidente.
E' quel sentimento che ci fa sussultare, esultare e sperare. Quando amiamo una persona sentiamo il bisogno di averla vicino in ogni secondo della nostra vita. Ci manca una parte di noi se il nostro Amore non è presente.
E' la necessità di condividere tutto con qualcuno, di spiegarci ad un altro perché ci conosca veramente fino in fondo.

Amore è un bacio intenso e delicato che ci rende immortali, anche solo per un attimo.


L'amore per i famigliari è il secondo più importante che abbiamo. Ognuno di noi si sente legato da un vincolo di sangue ai propri cari, eppure non sempre il rapporto che abbiamo con i nostri genitori, fratelli e affini è davvero intenso. Bisogna condividere ogni esperienza, conoscerci a fondo, passare molto tempo insieme e desiderare la felicità gli uni degli altri. Non devono esistere gelosie, né segreti, né tensioni in un gruppo affiatato e unito.
Bisogna comprendersi e essere in grado di aiutarsi in ogni situazione.
Questo genere di amore è quello che più comunemente chiamiamo affetto. Un sentimento puro e sincero.
Affetto è tenersi per mano lungo il cammino e sentirsi a casa ogni volta che siamo insieme a coloro che ci amano.
Non importa se il cammino è cosparso di biforcazioni: dovunque andiamo la nostra famiglia è sempre con noi, ci guida e ci consiglia in ogni singola scelta della nostra vita.


L'amore per gli amici è uno dei preferiti da ognuno di noi. E' forse il più complesso e intenso, articolato fra fasi positive e negative, sali e scendi continui.
E' quello che semplicemente chiamiamo amicizia.
Trovare Amici, amici veri, è veramente un'impresa ardua. Sono persone che ti capiscono senza il bisogno che tu parli. Persone, o solitamente una persona in particolare, che capisce quello che provi con uno sguardo. Persone con cui hai condiviso esperienze fuori dal normale, con cui ricordi volentieri il passato. Compagni di viaggio essenziali, pronti a sprecare tempo ed energia per te, pronti a volerti bene nonostante tutti i tuoi difetti, preparati a capire i tuoi momenti di sconforto.
Persone che sapranno sempre che possono contare su di te, proprio perché sei stato scelto fra mille per contornare la vita di qualcuno che ti assomiglia o che ti compensa perfettamente.
Amicizia è condividere pensieri ed emozioni ad ogni ora, è sentire che insieme si potrà andare sempre avanti potendo contare sull'appoggio di qualcuno che ci ammira, protegge, appoggia.




Amore è quello per le proprie passioni. Ognuno ha degli hobby nella vita, e soprattutto coltiviamo degli "amori" per cose, animali, programmi televisivi, cantanti, squadre...
Sono quelle che comunemente potremmo definire passioni. Sebbene lo sport possa fare sezione a parte, è corretto classificarlo insieme a tutte quelle passioni che riempiono la nostra vita. I nostri cantanti preferiti ci fanno sognare con melodie, testi, canzoni, sapori musicali che ci portano lontano dal tempo e dallo spazio. Ci isoliamo ascoltandoli, provando sensazioni uniche ed inspiegabili. Ci fanno impazzire quando li vediamo dal vivo, daremmo di tutto per conoscerli.
Lo stesso vale per attori e calciatori, ballerini e presentatori. Ognuno di noi poi deve saper riconoscere il confine fra sogno e realtà, non sempre distinguibile purtroppo.
Ma le passioni sono quella cosa che davvero ci fa respirare. Ci completano, ci rendono felici e ci sono sempre, anche quando siamo troppo soli per ammetterlo.
Passione è un sentimento forte per qualcuno o qualcosa, un'emozione provata di fronte ad una realtà che per un momento ci allontana dalla brutalità del mondo vero.


Esiste poi un amore particolare, che a prima vista non sembrerebbe meritevole dell'appellativo. Ma io credo di sì.
E' l'amore per l'ambiente. Per il mondo. Per la vita.
E' quello che dovremmo tutti conoscere come rispetto.
Ancora pochi anni e ci ritroveremo in un mondo che farà di tutto per ripudiarci. Purtroppo la nostra amata terra risente troppo della nostra permanenza. Soffre per causa nostra.
Dovremmo chiederci quanto rimane ferita ogni volta che qualcuno getta una carta per terra.

Quanto è inquinata dal nostro faticoso vorticare in automobile per muoverci il più in fretta possibile.
Se fosse un uomo avrebbe certamente ogni genere di tumore. La verità è che purtroppo il morbo che infligge il nostro pianeta siamo noi stessi. E chissà quando lo capiremo.
Quando sarà troppo tardi, come per ogni cosa.
Amore per l'ambiente dovrebbe essere rendersi conto di quanto è speciale il nostro mondo e cercare di fare ogni cosa in nostro potere per preservarlo.


Fra gli amori per le persone ne esiste ancora uno in particolare di cui vorrei parlare. E' il più terribile degli amori, forse l'unico veramente negativo.
Si chiama amore non corrisposto.

Importa poco che io possa parlarne, purtroppo, anche per esperienza personale. Vi sono milioni, se non miliardi di casi simili al mondo.
L'amore infedele, l'amore proibito, il peccato, il tradimento. Parole terribili, eppure così ordinarie nella nostra vita di tutti i giorni.
Donne che si innamorano perdutamente di uomini inarrivabili. Che li attendono per anni, sperando che essi finalmente si rendano conto di amarle perdutamente. Donne disposte a sacrificarsi, a donare se stesse a qualcuno che non le merita.
Siamo esseri speciali, noi femmes. In gamba, forti, affascinanti, intelligenti. Eppure anche tanto sciocche alle volte. Passiamo il nostro tempo ad attendere un sì che non udiremo mai. Ci struggiamo con le amiche e le sorelle - che siano benedette! - rendendoci conto che l'altro non chiamerà mai. Diventiamo oggetti di triangoli non desiderati, prigioniere ed incapaci di liberarci da una morsa mortale.
Mi piacerebbe che questo tipo di amore non esistesse. Ma purtroppo è proprio vero che l'amore è cieco. Non siamo noi a sceglierlo, è lui che coglie noi, spesso impreparati, e ci porta a volte all'autodistruzione. Non importa lo spreco di tempo, di emozioni, di energie e magari anche di una vita intera. E' fatale per chiunque capiti in questa condizione. Non augurabile. Purtroppo difficilmente curabile.

Ma tralasciando la parentesi negativa, non posso fare a meno di pensare che l'Amore sia davvero la cosa più bella che abbiamo in questo mondo.
Ci sarebbero tanti altri amori di cui potrei parlare: quello per la letteratura, quello per la religione, quello per il lavoro, quello per la pace...La verità è che è un sentimento che si manifesta in ogni modo, sempre laddove qualcuno si senta in grado di donare se stesso a qualcun altro.
Se persino la saga di Harry Potter di fatto è un inno all'amore, un motivo ci sarà...:-)

Vi lascio quindi con questa riflessione, augurandomi di non essere stata troppo prolissa. Ma non odiatemi per questo. Amiamoci gli uni gli altri, come direbbe il buon Gesù.
Che saggio insegnamento, ci ha lasciato...

domenica 6 gennaio 2008

And so it begins...

Ed eccoci arrivati alla vera fine del 2007. E' il 6 gennaio, e come si suol dire "L'Epifania tutte le feste porta via...".

In questi giorni mi è venuto un po' di magone a ripensare a come ho passato l'inverno negli ultimi tre anni. Mi vedevo le immagini di me e Mauro appena messi insieme, le nostre piccole conquiste personali. Oggi ad esempio ridevo quasi a pensare a quanto fossimo impacciati all'inizio...
Il poco parlare, il conoscersi a poco a poco. In fondo sono cose che non mi mancano. Sono bellissime da scoprire all'inizio, ma raggiungere uno stadio in cui si conosce perfettamente quello che l'altro pensa, è assolutamente fantastico.

E così comincia il nuovo anno. Ho tante aspettative per questo 2008. Certamente mi aspetto che molte cose vadano come in quello passato. Ma vorrei che tante cambiassero.
E così ecco la classica, banale e inutile lista dei buoni propositi per l'anno nuovo. Anche perchè mi sta venendo in mente che è un anno che ho questo blog, e fra poco festeggerò anche insieme a lui...

1. Prima di tutto il proposito fondamentale: cercare di impegnarmi al massimo nella mia carriera universitaria. L'anno scorso ho dato abbastanza, ho spesso deciso di evitare di prendermi impegni più grandi di me, pensando soprattutto che avrò tutto il tempo che voglio per fare gli esami con calma e bene.
Sono balle! Ho bisogno di cominciare ad avere una costanza nello studio, a prendermi le mie responsabilità e cercare di portare avanti tre impegni concorrenti: la frequenza, lo studio e il guadagnarmi due soldi per pagare le due precedenti.
So già che non sarò in grado di farlo...Però la mia promessa iniziale è di cercare di farlo.

2. L'anno scorso ho avuto molti momenti di disperazione e sopraffazione. Spesso per motivi legati al punto uno, passavo momenti in cui solo Mauro o magari Shipu erano in grado di tirarmi su il morale per convincermi ad andare un po' avanti nei miei intenti. Quest'anno vorrei che fosse diverso. Ho intenzione di essere spudoratamente felice - come direbbe Hugh Grant in Notting Hill - e pensare solo a me stessa e a fare tutto ciò di cui ho bisogno per sentirmi fiera di essere la persona che sono.

3. Non correrò più dietro alla gente. Purtroppo le persone sono brave a farsi usare, spesso ti cercano solo quando ne hanno bisogno, spesso spariscono per tempo memorabile e poi vengono anche a dirti che ci si dovrebbe vedere più spesso. Questa volta basta. E' finita l'epoca di Rossella-cerca-soldi o di Rossella-cerca-disperatamente-la-tua-presenza.
Voglio bene ai miei amici, ma non posso più farmi venire gli esaurimenti nervosi...Quest'anno se vorremo vederci di più, dovranno essere loro a cercarmi e a proporlo...

4. L'anno scorso l'Inter ha vinto lo scudetto battendo, anzi frantumando ogni record. Quest'anno l'augurio più grande è che ciò accada di nuovo. E ancor più importante è il desiderio di vincere la Champions League. Non tanto perchè mi interessi, ma per dare un input a Zlatan verso il pallobe d'oro e per far tacere i maligni che parlano male di noi quando siamo i più forti del mondo.

5. Maggio - giugno è il periodo prefissato per l'uscita dell'album dei Coldplay e degli Oasis. La mia grande speranza è di amarli profondamente come nel 2005 è successo con Don't Believe the truth ed X&Y. Dunque un altro proposito: andare a vedere tutte le date italiane dei miei due gruppi preferiti e, se possibile, andare a vedere una data londinese dei Colds, un sogno che ho e vorrei realizzare davvero...

6. So che i soldi non piovono dal cielo, di conseguenza anche quest'anno mi darò da fare nel periodo estivo per fare qualcosa. Solo che stavolta non abbandonerò per mancanza di voglia e andrò avanti imperterrita. Ho capito quanto conti arrivare a dicembre con due soldi necessari in tasca. Quindi sarò una disoccupata in cerca di lavoro da giugno a settembre. Ovviamente tutto ciò non dovrà venire in rotta di collisione col punto uno, altrimenti sarà scalato in secondo piano.

7. Troppo spesso mi trovo a battibeccare con le mie sorelle per motivi futili/inutili. Devo cercare di controllare le mie crisi isteriche ed essere più condiscendente. Soprattutto con Debora. E soprattutto con mio padre, che in effetti ormai non vedo più come una persona a cui volere bene, ma come un convivente ingombrante e decisamente rompiscatole. Voglio bene a mio padre, devo cercare di accettare di più tutti i suoi innumerevoli ed eccessivi difetti.

Intanto non mi vengono in mente più dei buoni propositi che valga la pena di elencare. Di conseguenza chiudo questo primo post del 2008, lanciando la palla a qualcun altro. Io ho copiato Mati che ha fatto la sua lista, magari ora toccherà a Shipu...:-)

So, who's turn is now?!

lunedì 31 dicembre 2007

10...9...8...


Ebbene...dopo un anno particolarmente difficile da affrontare, eccoci arrivati all'ultimo giorno del 2007. Ci prepariamo a festeggiare, stappare spumante e champagne, farci due risate in compagnia e dare un bacio alla nostra metà allo scoccare della mezzanotte.

Eppure il pensiero non fa che andare all'anno appena passato.
E' stato lungo ed estenuante.
Lo ricorderò per sempre come l'anno in cui si è spenta mia nonna. Non faccio che ricordarla in questi giorni di festa, specialmente perché la sua assenza a Natale si è fatta sentire.
Negli ultimi tempi, poi, la sua casa sta venendo svuotata. Gli zii e mia madre si dividono le sue cose, da noi è appena arrivato il gruppo di quadretti delle stagioni che mi fa pensare a quando ero piccola e allo studio di mio nonno...

Ma cerchiamo di essere meno apocalittici, dopotutto un anno nuovo sta per iniziare...Per tradizione gli anni pari sono quelli che meno amo (ricordo il 2004 della "grande depressione" o il 2006 della maturità), ma dato che il 2007 è stato il peggiore di sempre, credo che il prossimo mi darà una tregua. O per lo meno lo spero.

Nel frattempo auguro a tutti i miei amici più cari di passare un ottimo ultimo dell'anno con le persone che amano. Soprattutto auguro a tutti voi che amo di scoprire giorno per giorno un nuovo anno ricco di gioia e serenità.
Perchè diciamoci la verità...In un mondo che sta andando sempre più a rotoli, l'amore...Quello vero...
E' davvero l'unica cosa che ci resta.

Buon anno!!


sabato 22 dicembre 2007

Happy Xmas everyone...

lunedì 10 dicembre 2007

Cronaca di quattro giorni: QUATTRO

Siamo arrivati così al rush finale, il QUARTO GIORNO (purtroppo anche l'ultimo).

Iniziamo la mattina con le questioni più pratiche: prepariamo la valigia.
Chiediamo poi all'amico portiere se possiamo lasciarla, notando che a quanto pare un gran numero di clienti lascia i bagagli nel piccolo atrio e così ci aggreghiamo ad essi :-)

La prima tappa della mattina è il Cimitero di Père - Lachaise. Dato che in gita non eravamo riuscite a vederlo per ovvi problemi di tempo e, soprattutto, perchè era chiuso dato gli ingressi ghiacciati, è arrivato per me il momento di andarci.
Già all'arrivo mi rendo conto che siamo in una zona completamente diversa da quelle appena viste. Siamo fuori dal centro, più verso il bronx se vogliamo!


Così eccoci usciti dalla metro in un nuovo ambiente. Il cimitero si erge su una piccola collina e le sue mura sono visibili già appena usciti dalla stazione omonima.
Non è certamente una delle mete turistiche di maggior rilievo, intendiamoci, ma in ogni caso molta gente - soprattutto quella più in gamba - fa tappa qui.


Io e Mauro entriamo decisi a non perderci troppo: è un posto veramente immenso, non ho mai visto un cimitero di simile grandezza in vita mia.
Una serie di zone e una miriade di sentieri per raggiungerle. Ogni stradina ha un suo nome preciso, cosa che mi ha colpito moltissimo.
Vi faccio ora un piccolo elenco delle tombe più celebri che abbiamo potuto vedere:

Chopin

Rossini

Jim Morrison
(forse la più famosa del cimitero, molti ci vanno proprio per vederla! Con la celeberrima fotina appiccicata vicino al suo nome e una scritta sottostante in greco che mi piacerebbe sapere cosa dice...)

Edit Piaf
(con diverse sue foto attaccate e molti fiori; è strano pensarci ma quando mi allontano da questa effige continuo a sentire la sua voce cantare intorno a me, come se le note de La vie en rose riecheggiassero nel cimitero e ballassero insieme al vento che muove le fronde...)


Oscar Wilde
(la tomba che sono venuta a vedere. Mi sembra di sentirlo parlare, di vedere la sua figura recitare aforismi e osservazioni acute; è come vedere un pezzo di letteratura che avresti sempre voluto conoscere lì, di fronte a te. Eppure è una tomba davvero ignobile, con scritte di ogni genere e direi davvero esageratamente aggiunte. Non credo mi sognerei mai di prendere un pennarello e appuntare delle frasi, nonostante sapere che Oscar riposa là sotto mi faccia pensare a tutto ciò che ci ha lasciato...)



Marcel Proust (che nonostante ormai io odi profondamente è comunque una pietra miliare della letteratura francese, e non solo)

Guillaume Apollinaire (credo di non ricordare nient'altro che Le Pont Mirabeau di questo poeta, ma una tappa si fa sempre dalla gente famosa!)

Eugene Delacroix (di cui abbiamo ammirato solo due giorni prima La libertà che guida il popolo)

Balzac (E subito il pensiero vola alla sua Comédie Humaine...)

La Fontaine (uno dei pochi grandi francesi che mi ha fatto prendere un bel voto a scuola con Cavalleri, per chi non lo sapesse quello delle favole!)

Molière (subito di fianco al precedente, mi figuro i protagonisti delle sue numerose commedie, o forse quelli di Madame Bovary - non sono ignorante, è una citazione che solo la famiglia Tozzi potrebbe capire)

Ne abbiamo visti anche altri, ma non starò a elencarli tutti.
Due parole per l'atmosfera. Forse è stato il vederlo d'autunno, con tutto il muschio sui tetti delle tombe, gli alberi senza foglie, il palcio sul terreno...Ma è davvero emozionante.


Non mi sono mai piaciuti i cimiteri e chi mi conosce lo sa. Non amo nemmeno andare a trovare i miei nonni e chi conosco, al cimitero. Appena arrivo nei dintorni inizio a star male, tremo e non parlo più. Ma questo posto non è solo un cimitero. E' una culla che accoglie chiunque in un mondo altro, qualcosa che va oltre l'immaginario. Un luogo in cui riposano menti così geniali e acute non può non essere magico. E di fatti è come se tutta l'aria che ho respirato a Père Lachaise fosse entrata in me riportandomi un po' di respiro. E per questo posso solo dire grazie a Loro.

Dopo questo momento malinconico torniamo in metropolitana per le ultime tappe della giornata. Prima di tutto andiamo a vedere Place de la Bastille, dove Mauro si stupisce di non trovare molto. A chiunque faccia l'errore di andare lì ed aspettarsi chissacché ricordo che non c'è più la Bastille...E forse anche la Butt ve lo ricorderebbe eheh (altra citazione famigliare).

Dopo questa brevissima sosta ci avviamo in una via che parte dalla piazza dove troviamo l'ennesimo simil-Mc (si chiama Quick) e lì ci fermiamo a mangiare.
Dopodiché prendiamo la metro di nuovo per andare verso un capolinea, ossia alla Grande Arche de la Défense.



Ovviamente essendo una struttura moderna piace a Mauro :-)
Saliamo le scale che mi riportano ad un insulto subito ("Equilibrio, ballerina!" "Vaffanculo!") e ci diamo un'occhiata intorno. Vorremmo salire in alto a fare un giro ma in effetti 9 euro a persona sono tanti...Piuttosto torniamo alla Tour!


E così dopo le foto di rito, con l'Arc de Triomphe sullo sfondo, ce ne torniamo di nuovo in metro indecisi sul da farsi.

E' qui che a Mauro viene l'idea migliore della giornata. Dato che abbiamo finito le mete più celebri decide di andare al Pont de l'Alma. Questa è davvero una classica tappa da TURISTA STRONZO (come diciamo noi due). Un turista stronzo è uno che va nelle grandi città d'arte e oltre a vedere le solite classiche mete turistiche più famose (la Tour a Parigi, il Colosseo a Roma, Il Big Ben a Londra, per intenderci) va a vedere luoghi celebri per altre cose e fa foto da classico turista (quindi Harrods a Londra, la foto col centurione a Roma, il Pont de l'Alma a Parigi). Non è una cosa offensiva, anche noi due spesso siamo turisti stronzi. E' solo una constatazione...:-)


In ogni caso il ponte in questione era famoso perchè su di esso c'è una copia in miniatura della fiamma della Statua della Libertà. In tempi recenti (dieci anni fa) venne reso celebre perchè nel tunnel sotto di esso è morta la povera Lady Diana --> conseguenza? I turisti stronzi vanno lì per vedere dove è morta Lady D.
Ed eccoci al punto di partenza, la Fiamma della Libertà diventata luogo di affissione per ricordi legati alla principessa...

Tuttavia la visita al ponte raccoglie i suoi frutti: è proprio qui che partono i battelli del BATEAUX MOUCHES! Quindi senza volerlo non solo troviamo il modo di passare le ultime due ore che dobbiamo impegnare, ma facciamo anche una cosa che volevamo effettivamente fare, ossia il tour parigino dalla Senna.


Nell'attesa io e Mauro riusciamo a fare una miriade di foto e otteniamo anche una NOSTRA FOTO scattata da qualcun altro!! Lui ed io non chiediamo mai agli altri di farci una foto - che cagoni - ma trovando due italiani che ce lo chiedono, troviamo l'occasione per chiederlo a nostra volta. Ed ecco la prima - e credo ultima - foto di me e Mauro insieme!



Per il resto...mettere tutte le foto che ho fatto sarebbe impossibile, perchè ne ho fatte veramente tante, un centinaio...Ne inserisco qui alcune simboliche, e vi consiglio di farvi il giro sul Bateau, anche se fa freddo, perchè ne vale veramente la pena. Vedrete Parigi con due occhi diversi e da un altro punto di vista...

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La fotocamera è ormai scarica, ma il giro sulla barca è in pratica finito. Ce ne torniamo verso l'albergo, prendiamo le valigie e torniamo a Port Maillot, dove era cominciata la nostra avventura.
Non vi dico il casino di gente che c'era lì, ci saranno state almeno un paio di centinaia di persone...Voli per Barcellona, per Shannon, per Roma Ciampino...E tutti i passeggeri fatti salire prima di noi, che eravamo gli ultimi...
Quindi abbiamo aspettata una buona ora e mezza al freddo nel piazzale, finchè il coordinatore ha fatto salire anche i passeggeri del volo Milano BG su un pullman.

Dopo la solita ora e un quarto di viaggio verso la periferia parigina, siamo tornati al capannone.
E' persino peggio di come lo ricordavo, solo che ora c'è qualche negozietto che vende cibo. Questa volta dobbiamo fare una coda indecente per fare il controllo dopo il check in, ma siamo premiati perchè siamo i primi a salire in aereo quando fanno invece l'imbarco...Eh eh

Una disorganizzazione assoluta...Il volo è arrivato in ritardo, così l'imbarco è stato fatto in ritardo. Grazie al cielo i piloti ryanair sono in gamba e partono sempre in fretta, anche se sono appena arrivati. Così di fatto siamo partiti comunque in orario, ma con un nervoso assurdo addosso. In aeroporto a fare code e senza spazio, davvero intollerabile. Meglio diecimila volte il nostro Orio!!

Comunque il volo atterra abbastanza puntuale e ad attenderci ci sono stranamente mio papà e mia mamma (non Debora...).
Dopo due chiacchiere arriviamo a casa e Mauro torna a casa sua, mentre io vado a nanna aspettando il suo messaggio di buona notte.

C'è da dire che nonostante la stanchezza, i dolori alle gambe, il freddo...un po' tutto...
Ne è valsa davvero la pena!

Grazie amore mio per questi giorni indimenticabili, come sempre...Ti amo

domenica 2 dicembre 2007

Cronaca di quattro giorni: TRE

Andiamo avanti con le mie peripezie parigine e arriviamo a metà vacanza parlando del TERZO GIORNO.

La mattina è veramente un'impresa per Mauro farmi alzare dal letto: non mi sento più le gambe e non riesco praticamente a stare in piedi. Ma dopo una dura rinfrescata testo la tenuta delle mie gambe, che sembrano essere propense all'idea di sfacchinare ancora un po'. La verità è che Mauro si è preso bello bello un aulin la sera prima, io invece ho rinunciato - dato che ne avevamo solo tre - per permettere a lui nel caso di prenderne un altro.
In ogni caso alle dieci siamo fuori dall'albergo, diretti alla zona degli Champs-Elysées.

Essendo un viale immenso Mauro pensa bene di farmelo fare nella direzione più breve (grazie amore!). Lì vediamo l'Elysée (residenza ufficiale dell'attuale presidente Sarkozy), vari palazzi di pregevole estetica (di cui vi metto una foto di quello che credo sia le Grand Palais) e ci portiamo verso Place de la Concorde.







Questo è il luogo in cui si erige il famoso obelisco di Luxor e ci sono diversi edifici che si affacciano sulla piazza, ma non ho idea di cosa siano...presumo qualcosa di governativo dato che molti hanno la schifosa bandiera francese che sventola sul tetto...
Da qui Mauro vuole finalmente vedere i Jardin des Tuileries, che sono effettivamente molto belli se visti di giorno. Anche se il destino vuole che io li veda con la palcia, dato che ieri un pochino ha piovuto. Nonostante ciò un po' gli uccelli vari che svolazzano, un po' la gente che prende il sole vicino alla fontana, un po' i fantastici sportivi che fanno jogging, rendono il posto davvero simpatico alla vista.



Da qui andiamo a prendere la metro di Tuileries e andiamo finalmente a vedere uno dei veri simboli di Parigi, l'Arc de Triomphe.
Ovviamente è maestoso ed alto come non lo ricordavo, ma anche questa volta decidiamo di non salire. Meglio non spendere soldi, anche se godremmo decisamente di una vista notevole...La verità è che il tempo è veramente poco...














Giunge così il momento che tutti voi stavate aspettando. Presa la metro usciamo a Trocadéro e... finalmente eccola là, davanti a noi... La Baldracca!!!
Ebbene sì, la Tour Eiffel. Più grande ed imponente che mai, si staglia davanti agli occhi di Mauro per cogliere la sua emozione da ingegnere...E devo ammettere che comunque poverina, lei è carina...Certo non mi emozionerà mai come un Van Gogh o un Giudizio Universale, ma in ogni caso è un simbolo troppo celebre per non destare un minimo di emozione.
Ci facciamo un buon quarto d'ora ad ammirarla dal Trocadéro, un po' sperando di trovare qualcuno a cui chiedere di farci una foto, un po' sapendo che non lo domanderemo a nessuno...
In ogni caso c'è tantissima gente, pullulano i giapponesi ma anche gli italiani non scherzano!





Scendiamo con calma da Trocadéro fino a raggiungere la piana della Tour, dove sostiamo diverso tempo ammirando la sua fattura. Vorremmo anche salire ma ci sono i soliti due problemi: tempo e voglia. Io vorrei salire effettivamente, ma non credo che riuscirei a reggere l'idea di scendere eventualmente a piedi, sono già molto stanca. E ho fame!! :-)
Così dopo aver ammirato un po' la zona ce ne andiamo, pronti ad andare a mangiare.

Ci spostiamo di nuovo in zona Notre-Dame perchè ieri abbiamo visto delle viuzze che offrono i classici posti da turisti per mangiare in fretta e spendendo poco. Così en passant ecco apparire un kebabbaro, non possiamo non fermarci!! E così ci porta da mangiare un pita grec che è la fine del mondo! Patatine, pomodori, salse, carne, insalata...Tutto ciò che vorreste in un kebab, lì dentro c'è...Ci riempie così tanto che a momenti non si allacciano più le giacche (per lo meno alla cicciona che sono io eh eh).

Passata la fame (decisamente!) è il momento di andare a La Villette. Per chi di voi non lo sapesse è la Città delle Scienze, un luogo pensato di più per i bambini che per gli adulti, ma che comunque ha il suo fascino. Ci si arriva con un bel giro di metropolitana, ma ne vale la pena per vedere la gigante Géode al suo interno e un primo esemplare di macintosh con mouse e tastiera...



Tuttavia ora siamo stanchi ed è giunto il momento di tornare in albergo a fare una pausa. Dopo una mega baguette...(che buona!!) mi prendo un meritato aulin e non mi rendo nemmeno conto di addormentarmi! Quando mi sveglio sono le sei e mezza!! Ma l'aulin fa effetto e mi sento decisamente meglio...Così ci si prepara e decidiamo di fare la serata a Montmartre...



Per prima cosa però facciamo una piccola tappa al Moulin Rouge, che si trova alla fermata della metro Blanche. E' piccolo e decisamente deludente, ma alla fine è sempre carino da vedere!



Per quanto riguarda Montmartre...E' decisamente più affascinante vederla di sera che di giorno, un ambiente tutto originale e unico al mondo. Ci facciamo la salita in funicolare e arriviamo proprio di fronte al Sacre Cœur!!!
La chiesa è meravigliosa, così come tutta la gente che c'è lì e che sta cantando insieme al gruppetto...In teoria dovremmo ma mangiare, ma siamo ancora pieni con il pita! Così ci facciamo il classico giretto fra i negozi e mangiamo solamente un'ottima crepe al cioccolato...:-)

Poi è il momento degli acquisti: stampe e oggettistica per casa! Infine ce ne torniamo a casa stanchi ma contenti per la bellissima serata...
Bonne nuit Paris, à bientôt!